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GDPR: una (ri) partenza necessaria

E' da anni ormai che si parla di GDPR, ed ancora oggi, governa la confusione.
Obbligatorio, non obbligatorio, necessario, indispensabile, sono tante le incertezze che ruotano intorno alla sfera della digitalizzazione. 
Se da una parte L'Unione Europea sollecita il nostro paese, dall'altra c'è da dire che viviamo indiscutibilmente in un paese iper burocratizzato.
In sostanza, partiamo da un presupposto: le leggi italiane sono tantisisme e se mescoliamo il tutto alle circa 160.000 normative primarie è facile intuire quanto sia complicato anche per gli "addetti ai lavori" orientarsi  tra un cumulo immane di burocrazia (molta superflua). Del  Regolamento sulla protezione dei dati abbiamo già ampiamente spiegato significato e significante, ma se ci concentrassimo sulle opportunità invece di calcolare le possibili sanzioni nel caso dei mancati "adeguamenti" , il discorso potrebbe avere dei risvolti diversi.
L'Italia, che lo si accetti o meno, è cresciuta moltissimo sulla questione digitale, e se consideriamo che oggi ci attestiamo al terzo posto in Europa  per capacità industriali, la situazione risulta essere vantaggiosa anche per la questione del GDPR.
Regolamentarsi non è asservelirsi ad un sistema, ma è concreta opportunità che darebbe ulteriore forza alle nostre imprese.
Affrontiamo il cambiamento digitale con maturità vedendo nei processi di sicurezza informatici un trampolino di sviluppo  epocale.

 



Pubblicato da Giovanni Aragona in data 15/02/2018